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STORIA DI UN GIOVANE RIFUGIATO AFGHANO

di Marco D’Antonio, CIR Puglia

 

La scorsa primavera si è presentato all’ufficio del CIR di Lecce un giovane afgano,  accompagnato da un suo connazionale che fungeva da interprete.

Il ragazzo è apparso subito molto preoccupato ed allo stesso tempo demoralizzato, sensazioni ampliate dalla sua giovanissima età e dai suoi atteggiamenti molto rispettosi ed educati.

L’operatore tentava quindi di comprenderne i motivi ed il giovane gli consegnava subito il provvedimento dell’Unita Dublino, notificato dalla Questura di Brindisi, di trasferimento in Grecia in applicazione del Regolamento Ce 343/03.

I tempi- tra giorno di notifica e quello del trasferimento – erano strettissimi, per cui si è ritenuto di procedere senza indugio ad una richiesta di revoca del provvedimento, inoltrata lo stesso giorno, via fax, all’Unità Dublino, nella consapevolezza che avrebbe comunque avuto scarsa efficacia per la immediatezza del respingimento.

Si sono quindi approfondite le ragioni del suo arrivo in Italia e del timore del suo ritorno in Grecia.

Emergevano, con tutta chiarezza le varie vicissitudini personali e familiari, caratterizzate da gravi atti di persecuzioni, di cui erano evidenti i segni sul suo stesso corpo, aggravati dalle difficoltà di un ragazzo di appena 10 anni, orfano di entrambi i genitori, di dover provvedere al proprio sostentamento in paesi quali il Pakistan e l’Iran.

Inoltre riferiva che, giunto in Grecia, le autorità locali dapprima lo sottoponevano ad i rilievi fotodattiloscopici e, dopo un periodo di detenzione, gli notificavano una intimazione a lasciare il territorio greco entro 30 giorni.

Nessuna attenzione era stata prestata alla sua minore età, né tantomeno alla volontà di chiedere asilo.

Inoltre, nel paese ellenico, apprendeva delle difficoltà dei suoi connazionali ad ottenere una decisione sulla richiesta di protezione ed una qualunque, pur minima,  assistenza.

La sua volontà di rimanere in Italia, si giustificava dal timore di ritrovarsi, ancora una volta, a dover vivere di stenti e senza un documento che lo rendesse riconoscibile agli occhi delle istituzioni.

Inoltre, altra rilevante circostanza per ottenere un provvedimento di permanenza nel nostro paese, era costituita dal fatto che il ragazzo fosse giunto in Italia due mesi prima del compimento della maggiore età.

Considerata la vulnerabilità del ragazzo, si riteneva di dover intraprendere la strada del ricorso giurisdizionale presso il T.A.R., per ottenere almeno la sospensiva del provvedimento.

Non si potevano, però, tralasciare i problemi legati ai costi di un tale ricorso ed inoltre, per un caso analogo, la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio era stata rigettata per la impossibilità di ottenere la certificazione consolare richiesta dal DPR 115 del 2002.

Tuttavia, per non lasciare nulla di intentato a fronte di una così evidente negazione dei principali diritti di un richiedente asilo, si decideva di presentare ugualmente il ricorso e di depositarlo il lunedì successivo.

Tale decisione scaturiva, inoltre, dal fatto che pochi giorni prima, con la Position Paper del 15/04/’08, l’UNHCR ribadiva la propria posizione, già espressa nel luglio 2007, circa la necessità che i Governi si adoperino per evitare il trasferimento dei richiedenti asilo verso la Grecia in applicazione del Regolamento Dublino II, raccomandando l’applicazione dell’art 3 (2) del Regolamento stesso.

Sulla base di tali considerazioni il T.A.R. Puglia, sez. di Lecce, dapprima riteneva di sospendere il provvedimento e successivamente di accogliere il ricorso, impedendo, in tal modo, il trasferimento del ragazzo in Grecia.

Questi, quindi, veniva riammesso alla procedura di asilo.

Tuttavia il ragazzo continuava a venire nei nostri uffici e, se in un primo momento aveva accolto con entusiasmo tale provvedimento, successivamente aveva dovuto affrontare nuove difficoltà.

Infatti, appena giunto, in Italia, durante la minore età, era stato dapprima affidato presso un centro per minori, ma al compimento di 18 anni aveva dovuto abbandonare il suddetto centro senza nemmeno formalizzare la richiesta di asilo.

Successivamente, trovava fortunatamente accoglienza presso il centro della Caritas di Brindisi.

Tuttavia, il suddetto centro, veniva chiuso per alcuni mesi perché necessitava di interventi di ristrutturazione ed egli, come i numerosi richiedenti asilo e rifugiati, doveva adattarsi in luoghi di fortuna.

Trascorreva quindi alcune notti in strada e ci raccontava di essere stato vittima di atti di sopraffazione e violenza da parte di altre persone senza fissa dimora.

Chiedeva, pertanto, ancora una volta un nostro aiuto.

Si procedeva, quindi, ad una richiesta di inserimento all’interno della rete dello SPRAR; la richiesta veniva prontamente accolta e il giovane trovava ospitalità presso il Progetto “Refuge” del Comune di Trepuzzi (Le).

Qui, veniva alloggiato presso una abitazione e veniva iscritto presso corsi per l’insegnamento della lingua italiana e per l’apprendimento di una attività lavorativa.

E’ stato sorprendente assistere, nel giro di poche settimane. al repentino cambiamento di umore e dello stesso aspetto fisico del ragazzo.

Si otteneva poi la convocazione presso la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Foggia che decideva di attribuirgli lo status di rifugiato.

Resta la consapevolezza che il percorso per una completa integrazione è ancora lungo e che alcuni dei traumi subiti saranno difficilmente rimediabili, ma senza la sensibilità di alcune istituzioni ravvisabile in questo caso sarebbe stato impossibile costruire le premesse per iniziare tale percorso.

Resta il rammarico che ancora tanti richiedenti asilo continuano ad essere trasferiti in Grecia senza poter ottenere la necessaria tutela.  

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