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STORIA DI ADEL

Storia di Adel, iracheno ospite al Centro S.Anna di Crotone.
Risalendo la superstrada 106 verso nord, in direzione di Crotone, ad un certo punto, non appena s’imbocca un rettilineo prima dell’aereoporto “S.Anna”, appare in lontananza, sulla sinistra, la sagoma metallica che delimita il perimetro del Centro di prima accoglienza S.Anna. Man mano che ci si avvicina, quelli che da lontano sembrano decine di piccoli fabbricati ordinati per file, assumono invece i contorni di più modeste roulottes. L’ingresso sembra quello di una base militare (cosa che effettivamente era fino ai primi anni ’90): un cancello scorrevole automatico superato il quale avviene l’identificazione da parte dei carabinieri o della polizia. Tra l’ingresso e il campo vero e proprio bisogna percorrere un viale lungo il quale da un lato scorrono gli edifici recintati dall’aeronautica militare mentre dall’altro le mura di cemento del futuro Cpt ( Centro di Permanenza temporanea). Le persone che vengono portate qui di solito hanno già sbrigato le lunghe pratiche burocratiche: almeno 2 giorni di identificazioni, fotosegnalamenti e quant’altro, il tutto sottoscorta. Credo sia per questo che la prima volta che ho incontrato Adel il giorno del suo arrivo, mi abbia chiesto se non fosse per caso in arresto. Adel, professore iracheno è l’esempio di come, persone radicalmente diverse sul piano sociale, culturale, ed economico, abbiano nonostante tutto, la medesima percezione della situazione in cui, si vengono a trovare qui, e lo stesso discorso vale per le aspettative frustrate nell’immediato che essi hanno. Adel, è stato “ospite” del campo profughi S.Anna di Crotone per circa 2 mesi con la moglie. E’ nato nel 1954 vicino Bassora e ha una laurea in lingue è stato professore universitario di inglese fino al giorno in cui ha deciso di lasciare l’Iraq. I problemi di Adel iniziano nel giugno 2002 quando la Guardia Repubblicana gli comunica che la sua patria ha bisogno di lui: è stato arruolato, senza saperlo e contro la sua volontà, nella “ New Army”, un corpo militare d’elitè di recente costituzione. Mi ha raccontato che, di fronte agli ufficiali che lo informavano e gli ordinavano di presentarsi in caserma a Baghdad 7 giorni dopo, non ha battuto ciglio,e ha detto: “obbedisco”. Quella sera stessa con la moglie e un bagaglio a mano si è dato alla latitanza che nel giro di 6 mesi, lo ha portato in Italia dopo aver attraversato l’Iran e la Turchia, passando da Mossul dove ha preso i contatti giusti per uscire dal suo paese e dirigersi verso il famigerato porto turco di Izmir da dove si è imbarcato verso l’Italia. Il nostro amico è determinatissimo ad ottenere lo status di rifugiato, dice che è un suo diritto, che la Commissione Centrale sentito il suo racconto non potrà opporre nulla. Dice che ha studiato, che ha letto moltissimo tutti i più grandi autori del’ 900, che conosce bene il significato reale di parole come libertà e giustizia. Non credo che Adel verrebbe definito un progressista per i nostri canoni, ma sa il fatto suo: non vuole essere mantenuto dallo Stato italiano, mi ha detto di avere con sé circa 1000 dollari americani e di poter contare su un fratello che risiede in Grecia da molto tempo. Inoltre vuole che sia lui che sua moglie imparino l’italiano: sembra in cerca di riscatto quasi come se volesse dimostrare che un professore universitario irakeno non ha nulla da invidiare ad un professore universitario di qualsiasi altra nazionalità. Un giorno mi ha chiesto se in Italia è in uso una particolare forma di lingua inglese, diversa da quella usata in Iraq: non capiva perché con la sua laurea in lingue straniere non può insegnare in Italia. Non credo che la mia risposta l’abbia soddisfatto. Quando è andato via dal campo era molto meno entusiasta di quando e arrivato: non sapeva in che città andare, era stato quasi 2 mesi nel campo in un container 6m per 2 con la moglie ed altre 4 persone senza sapere quando sarebbe uscito, aveva anche saputo, nel frattempo che con il permesso di soggiorno provvisorio non avrebbe potuto lavorare. Adel quando è arrivato sperava in una facile integrazione nell’occidente evoluto, ma invece trova una fredda accoglienza e un futuro incerto che comunque affronterà. Quando saremo in grado di restituire la propria dignità adf un richiedente asilo di 49 anni allora si, saremo un paese evoluto.

Giovanni Lamanna, operatore legale CIR

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