Continuando ad utilizzare questo sito l'utente acconsente all'utilizzo dei cookie sul browser come descritto nella nostra cookie policy, a meno che non siano stati disattivati. È possibile modificare le impostazioni dei cookie nelle impostazioni del browser, ma parti del sito potrebbero non funzionare correttamente.

Sopravvissuti alla tortura, la storia di Ousman, in fuga dalla Costa d’Avorio

13 gennaio 2014 - Può succedere a Roma nel 2012 che una persona si ritrovi con i piedi amputati per congelamento? Questa è la storia di Ousman, oltre 40 anni, nato in Costa d’Avorio, titolare di protezione sussidiaria. Fuggito dal proprio paese perché vittima di violenza estrema.

Arrivato in Italia nel 2008, vedovo, padre di 3 figlie di 15, 10 e 8 anni che vivono in Costa d’Avorio con la nonna.

In questi anni ha vissuto tra Rosarno, Cuneo, Roma e Vercelli, svolgendo diversi lavori:

come comparsa cinematografica, presso un’agenzia per il lavoro, in una fabbrica.

Quando perde l’ultimo lavoro si trasferisce a Roma ma non trova un’ospitalità in nessun centro d’accoglienza, per cui vive presso un casolare abbandonato con altri connazionali.

A fine 2011 la sua vita cambia profondamente. Fa molto freddo e Ousman la notte continua a dormire nel casolare. Di giorno gira la città alla ricerca di un lavoro. Un mattino si accorge di non avere più alcuna sensibilità ai piedi.

Portato al Pronto Soccorso, viene immediatamente ricoverato. Da quel momento inizia la sua lunga storia di degenza in strutture ospedaliere. Viene più volte operato subendo l’amputazione parziale di entrambi i piedi per sindrome da congelamento.

Ad inizio 2012, O. telefona al CIR per chiedere aiuto.

Il primo scoglio è stato quello di costruire con lui un rapporto di fiducia anche basato sul riconoscimento concreto delle sue necessità. Abbiamo ripreso in mano la domanda d’invalidità: con l’aiuto di un’assistente sociale dell’Ospedale, O. aveva ottenuto il 100% di invalidità con accompagno, ma aveva mancato la visita di rivedibilità, rischiando così di perdere il diritto ad ottenere la pensione stessa. Inizia un iter per ripresentare la domanda e finalmente, grazie alla collaborazione di un Patronato, otteniamo che O.

sostenga la commissione di rivedibilità e quindi il riconoscimento del 100% di invalidità con accompagno.

Nel frattempo, grazie al lavoro del nostro settore legale, O. ottiene il rinnovo del permesso di soggiorno, ormai scaduto da tempo. La referente del Patronato ci rassicura che con il permesso di soggiorno rinnovato, O. potrà ottenere la pensione di invalidità e tutti gli arretrati. Le cure mediche, le operazioni e le degenze ospedaliere continuano.

Scopriamo però che O., trasferito in una nuova struttura, si trova senza protesi e senza alcuna prospettiva di riabilitazione. Vengono attivati i servizi sociali del Municipio competente e l’Ufficio Immigrazione, per attivare una soluzione di accoglienza in caso di dimissioni dalla struttura. Ma l’UI risponde che, non essendo O. completamente autosufficiente, non può essere accolto nei centri del circuito in quanto non attrezzati.

In questo periodo inizia una vera e propria battaglia con i sanitari della casa di cura.

Più volte i medici minacciano O. di chiamare i carabinieri per dimetterlo a forza dalla struttura. Interveniamo direttamente prendendo anche in considerazione – se necessario – una denuncia pubblica attraverso la stampa.

Dopo pochi giorni tutte le autorizzazioni mancanti per un nuovo paio di protesi compaiono.

Oggi O. si trova in una residenza sanitaria vicino Roma, dove vive ormai da novembre del 2012. E’ ancora in attesa di poter fare la riabilitazione perché il piede sinistro in realtà continua a dargli problemi.

Ultimamente è emerso che O. dovrà essere sottoposto ad un ennesimo intervento chirurgico al piede. E’ in attesa che si liberi un posto. L’INPS, che aveva inizialmente comunicato di rifiutare a O. la pensione di invalidità perché non in possesso di permesso di soggiorno per lungo periodo, ora ha finalmente sbloccato la pratica. O. è in attesa di ricevere gli arretrati.

Per conoscere l’attività del CIR a sostegno dei rifugiati e dei richiedenti asilo sopravvissuti a tortura attraverso il Progetto “Together with VITO”:

http://www.togetherwithvito.org

 

Leggi anche la storia di Paul, in fuga dal Togo